Francesco Domenico Guerrazzi nel 1848-1849

(estratto dell’intervento di G.L. al Convegno di studi sulla vita e le opere di F.D. Guerrazzi)

Guerrazzi monumento LivornoCome indicato dal titolo questo intervento si ripropone di esaminare l’opera del Guerrazzi negli anni dei moti insurrezionali risorgimentali 1848 e 1849.
Iniziamo con il discorso che il Guerrazzi tenne il 23 gennaio di fronte all’assemblea toscana che nel frattempo era stata eletta dopo nuove elezioni. Il Guerrazzi esaltò la politica di Leopoldo II e tutte le sue riforme perché era sì convinto repubblicano ma credeva che ancora non fosse venuto il momento. Il suo obbiettivo a questo punto era chiaro! Attrarre dalla parte del ministero democratico anche quei settori dei moderati che tutto sommato erano disponibili ad una certa operazione politica cioè quella dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia senza mettere in discussione il principato.
Sapete che Leopoldo II nel bel mezzo di tutte queste discussioni fuggì a Siena e da qui nacque la forte irritazione da parte di F. D. Guerrazzi che di fatto sconfessava quello che lui aveva sempre sostenuto, cioè che Leopoldo II era disponibile ad una certa operazione politica. E fallisce una parte della sua strategia perché a questo punto non si può più contare sul granduca che se ne va, lascia, perdonatemi il termine livornese, lascia baracche e burattini e lascia tutti nei guai.
Nasce così il Triunvirato formato da Guerrazzi, Montanelli, Mazzoni, soltanto che il Guerrazzi comincia con questa sua politica ad attirarsi le ire della parte estrema della democrazia; viene visto come un personaggio che vuole troppo mediare con i moderati. Addirittura Filippo De Boni, un personaggio, un giornalista, che molto contribuì alla Massoneria dell’800 e che occupò una posizione centrale nel Risorgimento e purtroppo caduto nell’oblio, dice – ormai Guerrazzi ha fatto le prove generali per essere il primo ministro di Leopoldo II per dire quindi che F.D. comincia ad attirarsi già le ire di una parte della democrazia.
Arriva l’8 febbraio il Mazzini in Toscana; tra loro intercorrono rapporti di amicizia da lunga data ma, in realtà, si verifica un grossissimo scontro; sembra che siano arrivati a male parole; sembra che addirittura il Guerrazzi abbia accusato il Mazzini di essere un agente della reazione. Poi il giorno dopo il Guerrazzi scrive una lettera dove chiede scusa al grande esule e di lì il Mazzini, vista l’impossibilità di agire in Toscana per questa posizione del Guerrazzi, posizione forte perché è lui il capo del triunvirato, decide di andarsene. E’ bene essere chiari, il Guerrazzi è un uomo di carattere; si impone a differenza del Montanelli che è una persona schiva, più sognatore; quindi il Mazzini prende e, come voi sapete, se ne va.
Nel frattempo c’era la ribellione del Raugé che al comando di alcune truppe granducali cerca di sovvertire il triunvirato; Guerrazzi guida le truppe contro il Raugé. In questo modo ottiene due obbiettivi: 1° aumenta il proprio prestigio, 2° secondo, andando così a capo delle truppe contro il Raugé, evita di prendere alcuni impegni. Ad esempio sulla questione della Repubblica, se proclamare o no la repubblica e se è il caso o no di unirsi a Roma. Quindi per alcuni giorni sta lontano dal governo e evita queste due problematiche.
La situazione del Granducato diventa sempre più incandescente fino a che il 27 marzo, come sapete, il Guerrazzi viene nominato dittatore per venti giorni, gli vengono dati pieni poteri, viene proclamata la sospensione della questione della forma di governo e quindi si stava parlando di una repubblica. In realtà si sospende quella discussione e l’assemblea regionale toscana viene esautorata cioè decide ormai per venti giorni F.D. Guerrazzi. Ecco a questo punto la rottura con il movimento democratico, capite, è completa; rimangono i moderati.
Qual’è la posizione dei moderati? La posizione dei moderati è di profonda illusione! Odiano Guerrazzi perché è sempre stato dalla parte della democrazia e sono convinti che prendendo l’iniziativa potranno gestire una restaurazione morbida di Leopoldo II. Non hanno anche loro ancora capito molto di cosa sta succedendo in realtà; non hanno obbiettivi ben chiari perché ormai l’Austria ha ripreso forza, c’è stata la sconfitta definitiva del Piemonte, e vuole imporre con al forza i vari sovrani nelle varie zone d’Italia.
I moderati fanno il cosiddetto colpo di Stato del 12 aprile; a Firenze viene formata una commissione, cosiddetta commissione governativa, di cui fanno parte personaggi famosi: Capponi, Ricasoli, Serristori ed esautorano Guerrazzi sull’onda di forte proteste fiorentine cittadine e soprattutto sull’onda della protesta di contadini fatti affluire dalla campagna, dal contado fiorentino, sobillati dai propri proprietari. Vedete, però, i proprietari facevano molto presto a convincere i contadini; c’era infatti il cosiddetto motto, ad esempio, quando ci fu l’annessione della Toscana al Piemonte di Vittorio Emanuele II, il famoso motto dei proprietari che invitavano i contadini a votare e che diceva “chi non vota non pota!” Quindi se non votate, non lavorate. Tengono così ben saldo sotto di sé il dominio sudi questi contadini.
Ecco di fronte a questa situazione il Guerrazzi ovviamente cade. Cade perché la sua politica era diventata quella del giorno per giorno; ha vissuto un po’ troppo alla giornata e nel paese non aveva ormai obbiettivi politici ben precisi. Ormai il granduca se n’era andato, i moderati di fatto si ribellano, i democratici di fatto gli sono contro; non vuole proclamare la repubblica, il problema dell’assemblea costituente di Montanelli viene rimandato a differire ecc… per cui non ci sono dei veri contenuti, dei progetti politici. In sostanza cercando di accontentare tutte finì, come si suol dire, per scontentare tutti; si trovò contro sia i moderati e sia i democratici per questa carenza progettuale.
Certo c’è da dire una cosa molto importante, una volta che il Guerrazzi fu preso praticamente prigioniero da questa commissione governativa gli fu detto che poteva praticamente andarsene. Lui con grandissima dignità rimase invece nel suo studio di Palazzo Vecchio rischiando la vita; infatti c’era la folla tumultuante che lo voleva linciare. Ancora gli fu offerto di rifugiarsi sia nella delegazione francese e sia in quella inglese. Gli ambasciatori francesi e inglesi cercarono di difenderlo e di portarlo nelle proprie legazioni. Lui con grande dignità rimase al proprio posto e si fece incarcerare. Il progetto dei moderati fallì anch’esso; credevano in una restaurazione morbida in realtà non fu per niente morbida perché Leopoldo II tornò con la conquista militare del granducato. Pose sotto stato d’assedio Livorno che in armi resistette all’armata austriaca.