Napoleone e la Massoneria

(intervento di I.Z. all’incontro “Napoleone, l’Elba e la Massoneria”

 

La questione della appartenenza di Napoleone alla Massoneria è senza dubbio controversa, gli storici ne discutono da sempre e i dubbi sono molti.

Napoleone Massone

Quest’anno celebriamo il Bicentenario di Napoleone all’Elba e, visto il contesto, mi sembra doveroso anche qui affrontare questo argomento. Era un massone? Non lo era? Era qualcos’altro?

Napoleone era indubbiamente un lettore e un raccoglitore infaticabile di notizie, un uomo aperto a tutto, molto intelligente, il più intelligente fra i Bonaparte, abile calcolatore, un tipo che non lasciava niente al caso. Detestava, per carattere il regime feudale, l’ineguaglianza civile, l’intolleranza religiosa, il suo ideale era l’abbattimento delle barriere che impedivano agli uomini di potersi elevare al di sopra del proprio stato sociale.

Secondo questi ideali ogni uomo avrebbe dovuto avere l’opportunità e il diritto inalienabile di poter accedere, secondo i suoi meriti e la sua personalità, a livelli più alti del comando sia civile che militare e, naturalmente, ha applicato questo principio, in modo particolare alla sua persona.

Sapeva sempre come motivare i suoi uomini perché possedeva una dote impagabile, quella di avere l’abilità di saper scoprire le doti e i talenti degli altri e saperli valorizzare.

I programmi di Napoleone ebbero infatti grande successo non solo per la sua straordinaria capacità di conoscere e dirigere personalmente le cose fin nei minimi dettagli ma anche per il fatto di riuscire a indirizzare e a mantenere sotto stretto controllo i movimenti di tutti i suoi subordinati, un controllo dal quale non sfuggivano nemmeno i membri della sua stessa famiglia. Voleva essere informato su tutto e supervisionava personalmente tutto, non si limitava a dare ordini ma controllava che venissero eseguiti. Era infatti convinto che il dispotismo illuminato potesse rappresentare la soluzione ideale per conciliare l’autorità con la riforma politica e sociale (1).
Perché preciso queste cose? Perché la storia ci dice che nel 1804, quando diventò Imperatore, le principali cariche dello stato, buona parte dell’esercito, l’alta burocrazia, erano stranamente formate da membri dell’Istituzione Massonica.

Un caso, un disegno, una combinazione? Tutto è possibile, di certo non si può negare che la gestione del potere in Europa fino al 1814 fu in mano ad una moltitudine di massoni ai quali Napoleone aveva affidato ruoli decisivi e questo ci fa affermare che aveva capito che la Massoneria poteva rappresentare un punto di forza con un ruolo decisivo.

E qui ritorniamo sul quesito dal quale siamo partiti: era membro dell’Istituzione?

Con certezza si può solo affermare che Napoleone era circondato da massoni fin dalla più tenera età. Come tutti sanno suo padre, Carlo Bonaparte, era massone e massoni furono  molti suoi parenti e congiunti: è impossibile quindi non pensare che non potesse aver subito il fascino della Massoneria, averne capito la funzione ed esserne solleticato.

La stessa Joséphine de Beauharnais, sua sposa amatissima, sembra fosse stata iniziata alla Massoneria insieme ad altre dame di corte in una Loggia d’Adozione, la Les Frances Chevaliers di Parigi e di cui sembra fosse diventata Gran Maestro (2).

Troviamo il nome di Napoleone inserito negli elenchi di massoni più o meno celebri insieme a quello di molti e illustri personaggi di spicco della Massoneria come Luigi XVIII, Luigi Filippo I (Philippe Egalité ); non è detto, però, che queste liste siano sempre attendibili e degne di fede.

È comunque possibile che il giovane Bonaparte, dotato come abbiamo detto di uno spirito curioso, desideroso ed avido di conoscere più possibile di filosofia, religione e scienza, potesse essere stato iniziato alla massoneria, in quel momento di gran moda, nell’ottobre del 1785, prima della Rivoluzione e alla fine della Scuola Militare quando, appena entrato nell’esercito e prima di essere inviato in Italia, ebbe modo di soggiornare per parecchio tempo in città in cui esistevano molte Logge. Oppure è possibile che si fosse fatto iniziare alla Massoneria nel periodo in cui frequentava i clubs formatisi subito dopo la Rivoluzione, come quello degli Amis de la Costitution che si trovava a Valence e nel quale erano stati ammessi molti suoi commilitoni (3).

Ma potrebbe anche essere stato iniziato più tardi, quando il governo rivoluzionario si era un po’ addolcito e le Logge, che avevano interrotto i loro Lavori a causa del periodo poco propizio, cominciavano a riprendere la loro attività. Stiamo parlando di un periodo sicuramente confuso, in cui non c’è niente di certo e tutto può essere artefatto ma un momento sicuramente ricco di possibilità.

In Histoire pittoresque de la franc maçonnerie et des Societes Secretes Anciennes et Modernes di Clavel, edito nel 1844, a pag. 242 si legge che l’imperatore venne iniziato alla massoneria a Malta, durante la sosta che fece in quest’isola per recarsi in Egitto nel 1798. Anche in Precis Historique (4) del 1829, viene menzionata Malta come luogo in cui Bonaparte potrebbe aver fatto il suo ingresso in Massoneria. Parlando in termini puramente cronologici, possiamo dire che Napoleone arrivò a Malta nel giugno del ’98 e salpò per l’Egitto sei giorni dopo, il giorno 19. Durante questo breve periodo di tempo si dedicò con tutte le sue energie a riorganizzare la difesa dell’isola, l’Amministrazione e persino i corsi universitari. Non si capisce come avesse potuto trovare anche il tempo per dedicarsi alla Massoneria. D’altra parte, visto il suo temperamento vulcanico, non si può escludere niente, neanche il fatto che lo avesse potuto trovare.

Negli Archivi on-line della McGill University è possibile comunque reperire un’immagine raffigurante Napoleone protagonista di una cerimonia molto particolare di iniziazione ad una società che viene detta essere quella degli Illuminati.

Napoleone Massone

La figura è riportata nel frontespizio di un libro del 1816 dal titolo Confessions de Napoleon , libro che è diventano la più contestata pubblicazione di Dufey fin dall’epoca della sua uscita. L’immagine mostra un uomo protagonista di una cerimonia misteriosa e porta il titolo “iniziazione di Napoleone al grado di P: H: R degli Illuminati” con il commento: Ramentati di non cambiare mai il Cappello della Libertà per una Corona.

Il commento menziona “il cappello della libertà” e questo ci fa pensare che possa riferirsi ad un’epoca molto vicina a quella della Rivoluzione, la lingua con cui è scritto non è francese ma potrebbe essere corso mentre il titolo è in francese.

Nel libro in questione l’autore dedica diversi capitoli ai rapporti di Napoleone con le società segrete e descrive, tra l’altro, anche le sue relazioni con Nicolas di Bonneville, Zimmermann e con Pascal Paoli. Pasquale Paoli viene descritto come grande amico di suo padre Carlo e si dice che avesse per il giovane Napoleone un grandissimo affetto. È proprio grazie a Pasquale Paoli che il giovane ufficiale conosce il Colonnello tedesco Sinety da qualche anno al servizio dell’esercito Francese e col quale entra in confidenza. Sinety gli parla entusiasticamente di società segrete, di propaganda e di piani per organizzare l’Europa; Napoleone capisce che può ottenere, tramite lui, importanti e utili conoscenze ed è a lui che manifesta la volontà di essere iniziato (5). Per prepararsi a questa iniziazione studia assiduamente e si documenta sui lavori di Weishhaupt, su Saint-Martin e altri testi simili sotto la supervisione dello stesso Colonnello Sinety. Poco dopo, immediatamente prima di partire con Paoli per la Corsica, viene iniziato al primo grado. Potrebbe fra maggio e ottobre del 1792.

Si riportano, di Napoleone, ben tre iniziazioni, sulla prima delle quali l’autore non si dilunga molto, sulla seconda e la terza, invece, vengono dati maggiori dettagli.

La seconda sembra essere avvenuta nei pressi di Parigi, in campagna; qui Napoleone viene portato al cospetto di moltissimi affiliati di nazionalità diversa e il gruppo più numeroso è rappresentato dai tedeschi ma non mancano italiani e francesi. La cerimonia, della durata di quattro ore, termina con il giuramento firmato col sangue. Verosimilmente siamo nel 1796 perché Napoleone, ritornato a casa, parla dell’amata Josephine, sposata appunto nel ’96, più afflitta che sorpresa a causa della sua imminente partenza per la campagna d’Italia.

La terza iniziazione descritta da Dufey avviene a Roma; anche qui non viene detto l’anno, ma solo che avviene negli ultimi giorni di febbraio. Dovrebbe essere l’anno 1797 o il ‘98, in piena Campagna d’Italia perché poi nel maggio del ’98 Napoleone parte per l’Egitto e quindi non può essere a Roma. La Cerimonia avviene in un sotterraneo, in una oscurità profonda, uomini in tunica scura e testa scoperta comandano il silenzio posando due dita sulla bocca. Segue la descrizione della cerimonia con ampi dettagli sullo strano abbigliamento dei celebranti e sulle raccomandazioni all’iniziando. Termina con il conferimento delle insegne del grado supremo.

Purtroppo non si capisce di che iniziazioni possa trattarsi, verosimilmente, la seconda e la terza potrebbero essere passaggi di grado ma, nonostante il fatto che l’autore abbia dato di queste cerimonie ampie descrizioni, tutto risulta abbastanza confuso, forse volutamente, e dobbiamo prendere per buono il riferimento agli Illuminati che si trova nella figura, elemento avvalorato anche dal fatto che durante il reclutamento il giovane Bonaparte abbia dovuto studiare i testi di Weishaupt.

Nel terzo volume delle Memoires Historiques et Secrete de l’Imperatrice Josephine di Le Morand, la cui prima edizione è del 1820, alle pagine 313 e 314 abbiamo una ampia nota dedicata anch’essa alle iniziazioni di Napoleone ad una società segreta.

Per quanto riguarda la prima iniziazione, l’autore asserisce che Napoleone venne condotto nella Foresta di Fontanbleau dove, alla presenza di una folta assemblea di Fratelli, prestò il giuramento come neofita nella Setta Universale dei Franc-Juges: Nessuno potrà mai rendere un uomo libero obbediente a un Re. Sarà sottoposto alle pene più severe se dovesse violare quello che ha promesso agli amici invisibili. L’anno è il 1795.

La seconda iniziazione è collocata al tempo delle sue vittorie in Italia. Bonaparte confessò in seguito ad un suo intimo amico di essere rimasto molto colpito non solo dalla strana cerimonia nella quale era l’unico recipiendario , ma dal fatto di essersi trovato in mezzo a moltissimi capi del suo esercito che urlavano Morte ai tiranni, qualunque siano i loro titoli o le loro qualifiche . Il giuramento venne poi siglato col sangue. Acconsento a che mi si tolga la vita se verrò meno con la monarchia. Farò di tutto per riuscire ad estinguerla in Europa, sacrificherò le cose più care se la Società di cui ho l’onore di essere membro me lo dovesse chiedere. Ebbe poi tutte le assicurazioni possibili dai capi della Setta sul fatto che poteva osare tutto, assecondato da sicari sparsi in tutte le parti d’Europa.

È al Cairo che avviene la sua terza e ultima iniziazione; qui, in una famosa moschea, l’illustre iniziato incontra il capo dei Filadelfi che, fra l’altro, gli dice: Se mai la sorte ti favorisse a tal punto da farti diventare capo di un popolo, guardati figlio mio, dall’abbracciare la bandiera del re. La tua sorte potrà e dovrà stupire il mondo perché sei il figlio scelto dalla Società Universale. Se l’ambizione, se questo vizio della monarchia ti dovesse far deviare un solo istante dai veri principi, allora potresti scendere al livello dell’ultimo dei tuoi fratelli e non avere più una patria. Sarai abbandonato dai tuoi e nessuno di loro ti seguirebbe nel tuo esilio.

Ritornato in Francia, Bonaparte diventa Primo Console e poi, con la forza prorompente di un fiume in piena, nel 1804 è imperatore dei Francesi. La Storia ha ampiamente dimostrato che il giuramento prestato quando aveva pronunciato le parole guerra ai re era stato senza ombra di dubbio rinnegato.

Ma, ritornando a queste iniziazioni, è interessante prendere nota del riferimento alla Setta Universale dei Franc-Juges alla quale sembra essere avvenuta l’adesione. Chi erano i Franc- Juges ? È probabile che fossero un ramo francese degli Illuminati di Weishaupt e, sicuramente gli stessi Illuminati tirati in ballo nel lavoro di Dufey, quello contenente l’illustrazione della cerimonia di iniziazione. Del resto il Rito Primitivo di Narbonne, o dei Philadelphi, era molto diffuso fra i militari. È quindi possibile che si parli delle stesse iniziazioni anche, se purtroppo, sembra esserci una certa sfasatura nella tempistica.

Ramentati di non cambiare mai il Cappello della Libertà per una Corona , diceva la scritta nell’illustrazione, ma sembra proprio che il cappello della libertà fosse stato cambiato per quella corona alla quale aveva giurato di fare una spietata guerra.

Nel 1806 era stato stampato a Parigi il secondo di tre volumi di una pubblicazione massonica intitolata Miroir de la Vérité edito dal un certo Fr. Abraham, massone di chiara fama, uomo di lettere e membro del Grande Oriente di Francia nonché fondatore di ben tre Logge in Parigi rispettivamente nel 1798, nel 1801 e 1802.

A pag 55 del Miroir il Fr. Abraham pubblica un suo pezzo dal quale estraiamo questo passaggio:

ma oggi che una Pace generale, che giorni senza nuvole e sereni fanno improvvisamente seguito alla tempesta della Rivoluzione, oggi che i Templi Massonici aprono di nuovo le loro porte e i preziosi raggi della Luce possono far splendere le Logge, il nostro augusto Ordine si gonfia d’orgoglio per il fatto di annoverare fra i suoi membri il grande Pacificatore, l’immortale Fr. Bonaparte, il conquistatore del Reno, il modesto e virtuoso Fr. Moreau e tutti quegli eroi che degnamente seguono le loro orme.

Questo riferimento all’immortale Fr. Bonaparte appare, in stampa, nel 1806 ma si riferisce ad un festeggiamento avvenuto nel 1801 perché la Pace generale a cui si riferisce potrebbe essere quella di Luneville, in pieno Consolato.

A conferma di questo, a pag. 89 dello stesso Miroir de la Vérité viene riportato un rapporto ufficiale relativo alla Festa Generale della Pace celebrata l’8° giorno del 9° mese dell’anno 5081 effettuata dalla R.L. des Arts Réunis all’Or. di Digione in cui si legge:

all’oriente era stato eretto un triangolo che portava le bandiere delle potenze amiche sormontato da quella della Repubblica Francese sulla quale aleggia la Corona dell’Immortalità; al centro del triangolo c’era la scritta: alla Pace, a Buonaparte, a Moreau,

seguivano poi i consueti brindisi e i discorsi sui preziosi benefici della Pace e sul valore degli eroi Bonaparte e Moreau.

Il Miroir riporta anche altri rapporti sulla stessa Festa Generale ma riferiti ad altre Logge e in tutte si inneggia al Primo Console come Pacificatore ed Eroe della Pace. I brindisi finali sono tutti eseguiti facendo chiaramente riferimento a Napoleone come Fratello Massone.

Dal momento che Napoleone diventò Imperatore nel maggio del 1804, e in tale veste le Logge avevano l’obbligo di fare brindisi in suo onore, lo stesso obbligo non può essere chiamato in causa nel periodo del Consolato, circa due anni e mezzo prima della sua incoronazione ad Imperatore dei Francesi.

Un ulteriore contributo alla tesi di Napoleone massone ci può venire anche da una immagine contenuta nel già citato volume Histoire pittoresque de la franc maçonnerie di Clavel che lo ritrae abbigliato massonicamente.

In questa stampa Napoleone è raffigurato nell’atto di entrare in una Loggia, una alla periferia di Parigi, con indosso i paramenti massonici, mentre dà il segno e la parola di passo.

Ovviamente non si sa quanto di vero possa esserci in questa raffigurazione ma sembra che questa immagine sia stata ampiamente utilizzata per diffondere la tesi della sua appartenenza alla Massoneria.

Alcuni autori sono comunque propensi a credere che Napoleone non avesse avuto una formale iniziazione ma che fosse stato solo massonicamente istruito ; questa istruzione potrebbe essergli stata impartita al tempo in cui Cambacérès si relazionava con lui per la questione dell’accorpamento del Grande Oriente di Francia.

In un bellissimo lavoro risalente al 1914 svolto dalla Quatuor Coronati (6)(7), loggia fondata a Londra nel 1886 e dedicata alla ricerca massonica, si fa riferimento, tra l’altro, ad una lettera pervenuta tramite un certo Fr. Carson, di Cincinnati, che sembrerebbe avvalorare questa tesi. Il lavoro è intitolato, naturalmente, Napoleone I e la Massoneria .

La lettera, scritta dal Fr. Thory, autore della Storia del Grande Oriente di Francia , era stata pubblicata nel 1895 dal Fr. Speth, uno dei nove fondatori della Quatuor Coronati , che ne aveva fatto una traduzione dall’originale in francese.

Non si sa a chi fosse indirizzata la lettera di Thory ma è probabile che fosse indirizzata a un certo Morand, ben noto massone e letterato di Parigi, il quale la certifica come corrispondente alla lettera originale in suo possesso. Questo il testo della lettera, tradotta   dal francese:

Parigi, 16 marzo, 1818. Voi mi chiede Signore, perché nel mio lavoro sulla Libera Muratoria non ho detto una parola sulle motivazioni segrete che hanno portato Bonaparte a proteggere questa associazione, visto che la sua avversione per le società segrete era ben nota a tutto il mondo ritenendo i suoi membri contrari al suo governo.

Questo è vero Signore, ma io non credo fosse mio dovere rendere pubblico l’intrigo politico che ha portato a questo risultato, se lo avessi fatto avrei compromesso molte persone e forse avrei danneggiato anche me stesso. Ora però che tutti o molti di quelli che hanno avuto a che fare con Bonaparte non ci sono più, posso darvi l’informazione diretta, e potete fare affidamento sulla autenticità della dichiarazione, in quanto dovevo mantenere riservata l’intera faccenda.

Visto che erano rimasti senza Gran Maestro fin dalla morte del duca d’Orleans, i Massoni avevano concepito l’idea di proporre al Principe Cambacérès di accettare questa dignità. Egli ne parlò a Bonaparte e gli fece capire che l’associazione, se correttamente gestita, avrebbe potuto essergli politicamente molto utile invece di essere pregiudizievole per il suo interesse.

Prima di decidere sulla questione, l’Imperatore richiese di conoscere quanto più possibile in merito ai principi dell’associazione e ai suoi simboli, specialmente per quanto riguarda quello che viene chiamato Segreto Massonico. Cambacérès convocò i capi dell’Ordine per far fornire all’imperatore le risposte richieste. Pyron e altri furono incaricati di preparare un libro di memorie che presentarono un paio di giorni dopo.

Nel loro rapporto, questi signori hanno dichiarato che i Massoni sono i successori dei Templari, che l’oggetto ultimo dei membri è stata la restaurazione dell’Ordine del Tempio, che tutte le loro allegorie sono collegate alla morte di Jacques De Molay, che la vendetta a cui si allude nei gradi dei Cavalieri Eletti e Kadosh è quella che i Templari avevano a suo tempo giurato di mettere in esecuzione sul re Filippo il Bello, distruttore dell’Ordine, e sui suoi successori, ma che la vendetta si era conclusa con l’ascesa al trono imperiale di Napoleone.

“Bonaparte, dopo aver letto queste note, rimase come incantato da una spiegazione così rassicurante. Decise quindi di proteggere i massoni, diede loro suo fratello, poi re di Spagna, per Gran Maestro, e Cambacérès venne nominato Gran Maestro Aggiunto. Fece anche in modo di far entrare i suoi generali, i membri della sua corte, e tutti i funzionari pubblici nelle Logge.

Pyron mi ha mostrato questo rapporto prima di presentarlo all’Arci-Cancelliere, io ho cercato di dissuaderlo dal presentarlo, dimostrando a lui la sua assurdità, e soprattutto la sua falsità e l’atrocità delle sue conclusioni. Non ha voluto sentire ragioni.

Alla luce di queste informazioni potete facilmente capire, Signore, perché io non potevo parlare nel mio libro dei motivi che hanno indotto Bonaparte a prendere sotto la sua protezione l’Associazione, inoltre non è buona cosa rendere pubbliche queste questioni nelle Logge e se qualche persona imprudente dovesse farlo, tutti i buoni francesi potrebbero disertarle.

Ricevete, Signore, i sensi della mia distinta considerazione -. Firm.to THORY.”

La questione è sempre più controversa, i dubbi sono molti e la lettera sembra convincente. In realtà Napoleone, pur avendo dei dubbi sull’istituzione aveva però capito la sua grande importanza come fattore di aggregazione e di controllo sul popolo. Era fondamentale perciò piazzare gli uomini giusti al posto giusto, cioè ai vertici dell’Istituzione Massonica.

Ma per fare «eleggere» Gran Maestro del Grande Oriente di Francia suo fratello Giuseppe (8) e, come Gran Maestro Aggiunto suo fratello Luigi, aveva bisogno del suo consenso perciò i marescialli Masséna e Kellermann ed del principe Cambacérès, eminenti massoni, si incaricarono di appoggiarla, ottenendola non senza difficoltà. Napoleone mise addirittura la condizione che Cambacérès assumesse la carica di Sorvegliante.

Ovviamente non si limitò solo ai vertici dell’Istituzione e molti suoi uomini, come alcuni suoi generali e lo stesso Fouché, temuto Prefetto di Polizia, vennero piazzati in altri ruoli chiave tanto che, ben presto, il Grande Oriente diventò una organizzazione di servitori fedeli dell’Imperatore, un esercito di impiegati di corte.

E quando poi, nel 1806, Giuseppe divenne Re di Napoli, Napoleone lo sostituì con il fratello Luciano e mise il Principe Cambacérès, ex-ministro delle Finanze e suo uomo di fiducia come Gran Maestro Aggiunto al posto di Luigi che intanto era diventato Re d’Olanda e Joachin Murât con il ruolo di secondo Aggiunto. Ma né Murat né Joseph fecero mai la loro apparizione al Grande Oriente e non parteciparono mai ad una sola riunione.

Di tutti questi importanti personaggi, ufficialmente aderenti alla Massoneria, solo il Principe Cambacérès fu quello che effettivamente portò avanti il suo compito responsabilmente ricoprendo con coscienza il ruolo di Sorvegliante assegnatogli dall’Imperatore con vero spirito di abnegazione sia verso l’Istituzione che verso i Fratelli.

La partecipazione attiva del Principe Cambacérès alla Massoneria, i favori personali fatti ai molti fratelli, il suo esempio e le sue sollecitazioni furono una grande pubblicità che contribuì potentemente alla fusione dei partiti ed al consolidamento del trono imperiale. La pubblicità fu talmente ben fatta che ben presto vennero a far parte della Massoneria le persone più influenti di Francia; le riunioni avvenivano in Logge che praticavano particolarmente il Rito Scozzese, rito che avallava le tendenze monarchiche che l’imperatore voleva imprimere al paese.

Le logge coinvolsero non solo l’élite della società francese ma ospitarono purtroppo anche infiltrati e spie del governo a caccia di cospiratori e, sembra, lo stesso imperatore che, in incognito, voleva sincerarsi personalmente della fedeltà dei fratelli di Loggia.

Per Napoleone la Massoneria fu, quindi, anche uno strumento di controllo e il ruolo svolto dai suoi “uomini” fu molto chiaro e determinante. Mancando la vita pubblica, i dibattimenti parlamentari, il giornalismo d’opposizione, la miglior parte del paese si schierò nelle logge ed ogni borgata volle avere la sua. Le Logge, disseminate su tutti i territori occupati, divennero il veicolo ideale per la diffusione della influenza francese nei vari paesi.

Nel 1814 il Grande Oriente contava più di 1200 Logge a differenza dell’esiguo numero esistente nel 1802 (9). Nell’adulazione dell’Imperatore, la Massoneria fece a gara con la Chiesa, la quale aveva addirittura incluso nel catechismo la frase: «Onorare e servire il nostro Imperatore è come onorare e servire Dio stesso». Fu addirittura inventato un «San Napoleone» che, festeggiandosi il 15 Agosto, interferiva così con la festa della Assunzione di M.V.

Così scrisse Gould: Lo spirito della Massoneria era in gran parte sfumato a una stomachevole adulazione dell’imperatore, soverchiante ogni limite di quella lealtà al sovrano che è propria dell’associazione in tutti i paesi. Le Logge non erano quasi più convocate per altro scopo che per celebrare i trionfi dell’idolo. Anche gli oratori cessavano di restringersi a temi puramente massonici, per abbandonarsi a sperticate esaltazioni dell’armata francese e del suo Eroe .

L’ossequiosità toccò i limiti del ridicolo, le riunioni massoniche avevano finito per diventare occasione di feste in onore dell’imperatore durante le quali i poeti dilettanti, nati come funghi, facevano a gara fra loro per celebrarlo. Sembra che, durante la festa di S. Giovanni d’inverno del 1806, celebrata solennemente dal Grande Oriente, il Venerabile De Lagarde, Prefetto del Distretto Senna e Marne, leggesse un suo magnifico poema nelle cui ultime righe il Grande Napoleone era chiamato successivamente: «Il Liberatore -», il «Consolatore -», il «Vendicatore -», il «Pacificatore del Mondo -». Nell’ultimo verso, il Fratello Imperatore fu persino posto a livello del GADU stesso, divenendo: «un altro Creatore del mondo».

Nel 1808, il Fratello Delagrange (10) Oratore della Loggia delle Nove Sorelle, loggia storica di Parigi che aveva visto l’iniziazione di Voltaire e che aveva avuto come Venerabile anche Benjamin Franklin, elogiò Napoleone quale eroe al quale il Grande Architetto sembrava avere conferito la direzione esclusiva della Grande Loggia terrestre.

Moltissime erano le Logge chiamate Napoleone , San Napoleone o I veri amici del Grande Napoleone , e persino Josephine e Santa Josephine ; ci sono persino indizi di un nuovo grado detto Le Chevaliers de St. Napoleon. Elogi a sua Maestà l’Imperatore e alle sue vittorie, fare un triplice Fuoco per Marengo, Austerlitz o Iena, divennero parte indispensabile nella vita latomistica.

Il proselitismo imperialista aveva mutato le logge in scuole di napoleonismo, ma una parte della Massoneria non aveva accettato di adeguarsi ed erano così nate Logge con aspirazioni antinapoleoniche tant’è che, nonostante le Logge fossero sotto la protezione del governo, non tutte accettarono di inneggiare all’ Imperatore come era stato loro ordinato dall’alto. Nel Rituale del G.O. di Francia del 1805 era stato infatti richiesto a tutte le Logge dell’Impero di aprire e chiudere i Lavori con un triplice “Viva Napoleone il Grande e la sua augusta famiglia” e l’Elba non sfuggì a questa direttiva.

Questo è un brano tratto dal verbale della nostra Loggia di Portoferraio Les Amis de l’Honneur Français redatto in occasione dell’istallazione dei nuovi Dignitari di Loggia nel giugno dell’anno 5805: Il 1° brindisi ha espresso la voce dell’Officina per la conservazione delle loro Maestà Imperiali e Reali e della loro augusta famiglia, la prosperità della Repubblica, quella del nostro Esercito e l’abbattimento di quei motivi di rivalità che si sono, da così lungo tempo, nutriti dei mali che hanno imperversato su di noi e che cominciano a risentire dell’influenza dell’astro splendente che raggiunge l’Oriente della Francia.

Questi sentimenti sono stati ratificati con il calore dell’esecuzione dei fuochi comandati per questo brindisi.

Questo però è l’unico riferimento alla famiglia dell’Imperatore, di lui non viene pronunciato nemmeno il nome e tantomeno gli viene attribuito il titolo di Fratello. La Loggia si è limitata a quest’unico brindisi, solo per questa occasione e solo perché previsto obbligatoriamente dai Rituali dal G.O.D.F.

La Loggia non ha mai parlato di politica o di religione . Un solo accenno al Governo, ma doveroso, sei mesi prima, nel mese di Frimaio dell’anno 13 (11), per la lettura delle lettere di accompagnamento delle Patenti tanto attese pervenute solo dopo l’istituzione del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato che era avvenuto nel settembre di quello stesso anno ma un anno e mezzo dopo la data di fondazione della Loggia:

Il desiderio di propagare la Luce Massonica e l’Amore per l’Ordine ha indotto il Grande Oriente di Francia a dichiarare all’universalità dei Massoni che si professeranno ormai tutti i Riti.

I Massoni Scozzesi, i Massoni di tutti i Riti conosciuti sui due emisferi, riuniti sotto una stessa bandiera e resi forti dalla protezione del Governo, formano adesso un gruppo che nessuno potrà rompere.(12)

Il Grande Oriente di Francia vuole inviarvi quanto prima, insieme ai particolari della nuova organizzazione, gli Statuti e i Regolamenti di cui necessitano queste riunioni, etc. etc

Le firme sono di ROETTIERS DE MONTALEAU, DE GRASSE TILLY, PYRON

L’ascesa di Napoleone al trono imperiale coincise, per quanto ci riguarda, con il periodo in cui il Fr. Galeazzini, Commissario Generale all’Elba, venne a sostituire il Fr. Briot, ardente giacobino, nel governo dell’isola. L’ammirazione del Barone Galeazzini per l’Imperatore non era un mistero per nessuno, era persino andato a Milano alla sua incoronazione a Re d’Italia (13) ma, nonostante questo, durante i Lavori di Loggia questo illustre fratello tenne sempre un comportamento misurato e dell’incoronazione non si trova alcun riferimento.

La Les Amis de l’Honneur Français era nata, infatti, con sentimenti ben chiari dato che fra i suoi fondatori c’erano molti elementi che non erano stati certamente favoriti dal Primo Console e futuro imperatore. Lo stesso titolo distintivo della Loggia, Les Amis de l’Honneur Français , proposto da Briot durante la tornata effettuata in occasione del Solstizio d’estate dell’anno 1803 con il commento viste le circostanze storiche e le minacciose disposizioni del Nemico , e appoggiato da tutti i Fratelli presenti, lascia intuire che l’onore francese in questione poteva essere quello degli ideali rivoluzionari traditi dalle tendenze dittatoriali mostrate, fin dall’inizio della sua carriera, da Napoleone definito appunto Nemico visto che nemico è scritto con l’iniziale maiuscola. A dimostrazione di questa scarsa inclinazione verso il grande uomo, non si trova in nessuno dei verbali, traccia o riferimento al suo nome, in nessuna occasione. Come ha scritto Carlo Francovich (14), la Les Amis de l’Honneur Français non si abbandonò mai agli stomachevoli elogi al «grande Pacificatore» Napoleone, come fecero invece tutte le altre logge. Anzi, nei verbali, egli non viene mai menzionato, neppure durante la sua permanenza sull’isola dal 21 aprile 1814 al primo marzo 1815. E sembra che anche Napoleone abbia ignorato la loggia. Purtroppo noi possiamo parlare solo riferendoci ai verbali che abbiamo a disposizione a Portoferraio, che vanno dal giugno 1803 al luglio 1805, e sulla conoscenza che ci siamo fatti dei Fratelli dell’Officina ma possiamo affermare che questo è sicuramente vero.

I Massoni all’Elba erano numerosi, Briot e gli altri avevano lavorato bene. È chiaro che quando l’Imperatore scelse l’Isola d’Elba per il suo esilio, la loro presenza giocoforza caratterizzò anche la sua permanenza (15). Napoleone acquistò infatti la tenuta di San Martino da Giuseppe Manganaro, possidente di Portoferraio e uno dei principali massoni giacobini dell’Elba; la sua realizzazione fu opera dell’architetto massone Paolo Bargigli che attuò i suoi suggerimenti per questa residenza privata con la famosa sala egizia, ricca di richiami alla simbologia massonica. La madre, Letizia Bonaparte venne ospitata da Vincenzo Vantini, altra personalità di spicco della massoneria elbana; il governo dell’isola fu affidato, dopo la partenza dell’Imperatore, al Maire di Portoferraio Cristino Lapi, altro massone di vecchia data. Coincidenze? Destino? Volontà? Chi può dirlo…….

Forse non si stabilirà mai se Napoleone abbia o meno aderito alla massoneria, è certo però che i legami fra Napoleone e la Massoneria furono molto intensi e i dieci anni del potere napoleonico, quelli che vanno dal 1804 al 1814, furono quelli che per molti autori massonici, allettati dallo splendore apparente, furono definiti il più florido periodo della massoneria francese ma, per quelli che hanno giudicato con indipendenza e libertà di pensiero, l’epoca meno importante e meno onorevole per l’ordine massonico (16).

È passato molto tempo, ma i dubbi sono sempre gli stessi: Era un iniziato alla Massoneria?

Era un profano istruito? Apparteneva agli Illuminati? Alla fine di tutto questo mi sono posta alcune domande:

1- Ammettendo che Napoleone fosse stato iniziato alla setta degli Illuminati, come sembrerebbe dai testi esaminati, è possibile che avesse deciso di ripiegare sulla Massoneria avendo tradito quegli ideali ai quali aveva giurato fedeltà negli anni della sua giovinezza, prima della Rivoluzione Francese?

2- E’ possibile che avesse aderito a entrambe?

3- Ammettendo invece che Napoleone non fosse stato iniziato alla setta degli Illuminati ma alla Massoneria, che bisogno aveva di chiedere all’Arci-Cancelliere Cambacérès informazioni sull’Istituzione e sui suoi scopi prima di decidere se era opportuno o meno prenderla sotto la sua protezione?

4- Dando per buona la sua appartenenza alla Massoneria, sarebbe sensato pensare che la sua richiesta ufficiale di informazioni a Cambacérès sugli scopi della Massoneria fosse, in realtà, solo una strategia per non pubblicizzarne la sua appartenenza?

5- Dando ancora per buona la sua appartenenza alla Massoneria, sarebbe stato possibile per Napoleone in veste di Primo Console, proteggere e garantire stabilità all’Istituzione Massonica ugualmente come ha fatto in veste di Imperatore?

6- Se invece Napoleone, solo per poter avere un controllo capillare di tutto, fosse venuto a patti con la Massoneria offrendo protezione in cambio di appoggio?

Voglio terminare con una frase di GOETHE, anche lui un Massone? Di sicuro un Illuminato e, soprattutto grande ammiratore di Napoleone.

Per Bonaparte, la ” Luce” che illumina lo spirito non si è spenta mai un istante. Ecco perché il suo destino ha avuto uno splendore che il Mondo non aveva mai visto prima di lui e che, dopo di lui, non vedrà forse più.” (GOETHE)

 

 

Nota sugli Illuminati:

La maggior parte dei membri appartenevano già ad altre società segrete e ricoprivano posizioni di prestigio nel clero, nella nobiltà, nella magistratura, nell’esercito e in ambito culturale. Proprio ai letterati veniva attribuita una preminenza ideologica strategica, come specificato negli articoli degli Alti Misteri degli Aerophagiti.

In seguito molti personaggi illustri si associarono all’Ordine degli Illuminati, come per esempio il duca Charles August sovrano di Sassonia-Weimar (1757-1828), il duca Ernst II sovrano di Sassonia- Gotha (1745-1804) e il duca Charles William Frederic di Brunswick (1735-1806), Federico II re di Prussia (1712-1786), Johann Christoph Friedrich von Schiller (1759-1805), il musicista Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e soprattutto i principali letterati tedeschi dell’epoca: Johann Gottfried von Herder (1744-1803) e Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), soprannominato “Abaris”, di cui recentemente è stata rinvenuta la lettera con la richiesta di ammissione alla setta.

Ecco la sua gerarchia:

Postulante (o neofita)

Minervale

Illuminato minore

Illuminato maggiore

Epopta (Prete Illuminato)

Reggente (Principe Illuminato)

Mago-filosofo Uomo-Re

 

NOTE

(1) Napoleone – Georges Lefebvre Ed. Laterza. pag. 74

(2) http://www.gadlu.info/corse-lile-de-la-franc-maconnerie.html

(3) Napoleon I a propos de la Franc-Maconnerie -1886, Ad. Caillé.

(4) Precis Historique ,Resuchet – 1829

(5) Confessions de Napoleon – P. J. Dufey 1816

(6) “Napoleone I e la Massoneria ,” JES Tucket, Ars Quatuor Coronatorum vol. xxvii (1914), pp 96-141.

(7) http://grandlodgeofiowa.org/docs/Biography/NapoleonIAndFreemasonry.pdf

(8) Histoire pittoresque de la franc maçonnerie et des Societes Secretes Anciennes et Modernes di Clavel, 1844, pp. 242-5

(9) Notes pour servir à l’histoire de la franc-maçonnerie à Nancy jusqu’en 1805 di Charles Bernardin, 1909 – pp 191 e segg.

(10) Pierre Chevallier, Histoire de la Franc-maçonnerie française , Fayard, 1974, Tome II, p. 87

(11) Dicembre 1804

(12) de Grasse-Tilly, sulla base di una patente che lo autorizzava a costituire Supremi Consigli del 33° ed ultimo Grado “nei due emisferi”, fondò a Parigi il 22 settembre 1804, il Supremo Consiglio di Francia del Rito Scozzese Antico ed Accettato, di cui divenne inizialmente Sovrano Gran Commendatore, e l’amico Pyron Gran Segretario. Un mese dopo, il 27 ottobre si costituì la “Grande Loge Géneral du Rite Ancien et Accèpté”.

(13) maggio 1805

(14) Edward Eugene Stolper Contributo allo Studio della Massoneria Italiana nell’Era Napoleonica p. 76

(15) http://www.tenews.it/giornale/2012/05/11/napoleone-e-la-massoneria-all-isola-d-elba-42816/

(16) De Castro Il mondo secreto de liberi muratori 1864 – vol VI pag 40